rebel rebel

- Dicevi?
- Che lì ci tengo l’immondizia, amore, l’im-mon-di-zia, ok?
E insomma questa chiamiamola “passione” la riduci a scarti di pensieri che ti sfrecciano nella testa…mm? Non approfondisci…non osi…non ti metti in discussione.. Non crei dal nulla qualcosa di puro e straordinario, ma come mai…? Cioè, mi domando perché non scrivi direttamente un romanzo già che ci sei.. Un libro vero, hai presente? Una bella storia romantica magari, o un romanzo per bambini. O magari una raccolta di racconti tutti diversi ma legati da un unico filo conduttore. Una roba alla Carver, qualcosa di serio insomma. Tutto questo tempo buttato in fraseggi inconcludenti.. è un modo di fare davvero stupido, lasciatelo dire.. Devi finalizzare, concludere, guadagnare. E poi sei sempre così melodrammatico, triste. Perché non prendi spunto dalle cose belle, dai sogni, dalla fantasia? Sempre a lamentarti, a piangerti addosso… ti lamenti tanto di essere incompreso e poi ti nascondi dietro a qualunque cosa per non far sapere chi sei… io non capisco, davvero. Ho smesso anche di provarci guarda. Cos’è, non ti senti all’altezza? Hai paura? Non sei capace? Ma se te l’hanno detto in quindici che sei bravo.
…
- Dicevi?
- Che lì ci tengo l’immondizia, cara.
Quale immondizia? Quello che scarti -da cosa-? Lo so che non fai altro che buttare e non conservi nulla. Perché non scrivi delle poesie, delle canzoni. Qualche bella poesia alla Neruda o una canzone per me. L’altro giorno ho conosciuto un ragazzo interessante. Fa lo scrittore. Scrive sceneggiature per le fiction. Pensa che ha solo 24 anni. Ma lo devi vedere, eh… Sembra molto più grande, è maturo. Ha lavorato pure per canale 5. Suo padre è amministratore delegato di Pubblitalia, pensa che con i suoi amici ha messo su anche un giornale di viaggi e party esclusivi. Una cosa carina, pubblicano le foto, fanno le interviste. Fanno cultura contemporanea. Perché non fai anche tu una cosa così… Fai il fotografo, apri un giornale, scrivi un libro, fai una fiction, intervista un agente di viaggi, no?
…
- Dicevi?
- Che in questo periodo sto lavorando al mio nuovo romanzo.
- Ah, bene. E di cosa parla?
- Immondizia.
Vuoi dire spazzatura? vera spazzatura o lo dici per dire? Ma perché non scrivi qualcosa di interessante, tipo la storia di un ragazzo che vince un viaggio a New York, o la storia di un bambino rapito dagli alieni (ma in realtà era solo un sogno), o la storia di una coppia di banditi dal cuore tenero che adotta un cane malmesso e si appassiona di tango e filosofia e cambia vita e apre una comunità di recupero per banditi e li fanno tutti santi compreso il cane? Cioè, io non capisco. Perché devi sempre buttare in quella storia puzzolente tutto quello che scrivi. Te l’hanno detto pure in quindici che sei bravo.
bombe di coraggio e ripari di significato
Che estenuante tira e molla. Quando credevo di aver trovato un equilibrio, di aver imparato a tenere gli occhi fissi su questa dimensione, ecco che ritorna l’inebriante fascino del vuoto a perdere, del senso di ingiustizia maledetto. Eppure mi ero fatta coraggio e a dirla tutta non era stato nemmeno così difficile. Prendendo in esame le “vite degli altri”, cosa perdonabile esclusivamente per scopi tanto biechi, mi ero detta comprensibilmente fortunata, avevo cominciato a muovermi con sicurezza ed impilando le mie carte, con delicatezza e costanza, stavo costruendo un bel castello colorato. E’ bastato un attimo ed il mio stesso respiro l’ha spazzato via. Che estenuante rottura di coglioni.
La mia rovina è stata puntare tutto sulla cieca verità. Mi sono accorta solo dopo di aver strappato quella corda inconsistente. Ho come deciso di deglutire qualcosa che non ricordavo mi fosse rimasto incastrato in gola, ma ingoiando ho riconosciuto il sapore aspro del passato e il riflusso per spazzarlo via.
Anche se la sera nel letto vorrei pentirmi di nascosto, quando affondo il mio pensiero continuo a perdonarmi. Nonostante la sensazione di essere come in fase di veleno odio ed amo questo duello, perché solo nella battaglia posso sperare di avere un peso consistente nel pensiero di chi mi sfugge.
Ho sbagliato nel pormi limiti dopo aver agito, avrei potuto essere più meticolosa ed efficace se non fosse stata tanto grande l‘esigenza di dimostrare le mie ragioni, ma ero come allucinata da una forza prepotente che chiedeva solo di poter udire la mia voce, che voleva si svelasse ad ogni costo quel pensiero. Ho chiesto qualcosa di simile all'amore, credo, ed è stato umiliante. Ne ho ricavato capricci e silenzi senza destinazione, ma a questo ero preparata, non si lanciano bombe di coraggio senza un buon riparo di significato. Purtroppo ho minato proprio le persone che vorrei poter amare meglio, ma non sarebbe valsa la pena dare battaglia, altrimenti.
tappeti a motore
...Come quegli stati di grazia davanti al frigorifero chiuso, gli ultimi pensieri della sera così simili a tappeti a motore, una linea meccanica di idee che ti trasporta verso il letto.
Uno stato metodico e distratto che suggerisce nuove sfumature di sapere.
La barba del Capitano è lunga e bianca, mentre le vele sbattono all'aria ogni certezza.
Non ho fame, non ho sete, eppure soffro tutti i mali.
Mesi o anni che svaniscono nel niente, solo il lento catalogarsi di riflessi percettibili, ognuno a suo modo, in sei millimetri d'acqua luminosa; un bel bagaglio di cultura per chi ha deciso di fermare i suoi giorni in un giorno, e da quel giorno tutto è fermo.
La passione immotivata per il sapere primordiale, le origini di tutto, l'ossessione catatonica che è sinonimo di pazzo, pazzo, inutile, romantico e pazzo.
Sono questo, dunque. Perché non so difendermi da nulla, ne dal visibile ne dall'invisibile, perché mi muovo maldestramente, tentenno, mi piego, porto il peso dell'universo nella mia rete per pesci sottili.
Perchè non so riconoscere la gentilezza e men che mai so farne scrigno ne tesoro, con gli occhi abituati al grigio velato, impassibili alla sorpresa. La conservo, la ringrazio, ne metto un pò da parte a coprirsi di polvere e pelucchi, nuovi misteriosi strati di coscienza, mentre ci giro intorno, mentre meticolosamente ci lavoro.
Ecco, probabilmente ci lavoro troppo o nel modo sbagliato. Tra una cosa e l'altra mi dimentico di dare una controllatina a come procede la mia sofferta opera, negandomi le glorie, se mai mi son sfuggite, ed i piccoli traguardi. Sempre lì, con la testa china a cercare di capire dove e come, con le scarpe slacciate e la vita altrove.
Inconsistente come le risposte semplici, per una mente perversa come la mia, scartate a priori per manifesta caduta di stile.
Ma in ogni caso, ritornando al frigo chiuso, la perla di saggezza che oggi mi confida è che io sono quello che inconsciamente ho desiderato di essere.
In quanto a perversioni, a quanto pare, nel mio caso dovrebbe essere aperta un'inchiesta parallela.

...here, in my harms

Ci sono momenti sospesi come bolle, dove qualcosa si ferma e io non sò se sia il tempo, o il cuore, ma la verità è che quei momenti diventano sostanza e la loro ombra rimane lì per sempre, dove il destino l'aveva appoggiata.
Così. Ferma.
Attimi sdraiati a rimpinzarsi d'uva, acrobati su un filo di vento, vivi di canzoni e di fenomeni paranormali, impazienti strumenti di precisione pronti all'azione.
Puoi evocarli, rievocarli, tirarli in ballo all'infinito e loro torneranno, fedeli come cani innamorati.
Torneranno per farsi annusare, per farti rivivere la spremitura di quello che è stato, e con loro porteranno te com'eri, com'era la luce di quel giorno, com'era il mondo visto da quegli occhi andati.
Dettagli fermi a mezz'aria che aspettano solo di spingersi fuori, spietati forse, ma chi non lo sarebbe davanti a tanta bellezza.
briciole di pane
Quando mi perdo tutto ciò in cui credevo scompare all'improvviso, lasciando di se solamente un ricordo, una buca, un'odore confuso con altri cento.
Ogni certezza ritorna al suo guscio, come se non ci fosse mai stata, come fosse cosa da fare che aspetta.
La voglia, la bellezza, l'energia tutta insieme è inghiottita dal mio inesauribile malessere, avvolta da una coperta di noia, di inutilità, di tempo fasullo che è passato non so come.
L'altra me prende il potere e con la sua smania di perfezione ripulisce bene la sua stanza, ignorandomi, riportando ogni cosa al bianco assoluto dell'assenza.
Quando mi perdo non sono più capace di tornare e la strada scompare sotto le briciole di pane.
I tentativi di resistenza si dissolvono, il sole troppo caldo, il cielo troppo grande, le mani vuote, le vene gonfie, nulla davanti se non la consapevolezza di ciò che lascio indietro.
Quando mi perdo non mi fido più e costruisco frontiere di cartone disegnato, mi nascondo come posso e spio da un buco piccolino se sta arrivando magari un drago o un principe a cavallo, poi mi addormento, sogno cose strane e cerco di capire se sono le risposte che cercavo.
Quando mi perdo l'unica cosa che vorrei è saper chiamare aiuto, ma non ne sono capace, mi fingo forte e sicura, divento sgarbata e saccente, la più antipatica di tutte.
E poi quando mi perdo vorrei che qualcuno mi venisse a cercare. Ma la vita è dura per tutti e non posso chiedere di più.
Vorrei svegliarmi ogni mattino di un colore diverso, vorrei tirare su col naso e sentire che ci sei.
Vorrei non essere più io, con le mie paure folli e gli scarabocchi sulle braccia, con quella nebbia ostinata che copre tutti i miei traguardi.
Vorrei essere più grande e meno esperta, nuova dentro come nuovi sono i giorni che ho davanti.
Vorrei, vorrei... ma a cosa serve questa voglia se non a creare scomodi precedenti?
Taggami

Che all'università di Harvard si studi come diventare felici, che una zucca di 600 chili vinca il Festival delle zucche giganti di Neguac, che che io sia eterna.
Un mese fa mi sono iscritta su Facebook, una piattaforma alternativa alla nostra esistenza, l'ennesima.
Un viscido direttore d'orchestra nell'epoca in cui il timore di nutrire relazioni profonde si è evoluto fino a creare un ulteriore universo parallelo, come msn, myspace, youtube, un blog. Uno modo come un altro per essere tessuti nella rete cercando se stessi nelle possibilità infinite, se possibile con esposizione a rischi ancora più ridotta.
Il gioco consiste nel trovare chiunque ti sia passato nella vita, entrare nel suo spazio, mandargli un saluto o una spilla nel cuore, mostrargli di te solo le cose da salvare. Facile. La prima settimana l'ho passata a darmi una forma. Contenuti e di quant'altro può avere bisogno un'identità web, impegnandomi anche a rischio di coscienza, come sotto effetto di una droga. Lo ammetto.
Poi, la sera, quando cominciavo a chiedermi il senso nel confermare le mie "amicizie reali" anche online, ho tentato di capire se poteva esserci qualcosa di più dietro questo cesso di minchiata.
Bene, è il potere dell'immortalità nella memoria dei persi di vista, è il reflusso dell'intestino pigro che si esprime in punta di dita, l'antidoto insapore all'invecchiamento e il consumismo di livello mediocre che cercavamo di non ammettere.
Un prodotto ben riuscito, una genialata.
Ti fermi li a guardare galleggiare sulla stessa pagina il tuo passato ed il tuo presente, come in un brodo primordiale che ti riconsidera finalmente gelatinoso plancton.
Tu esisti, sei sempre esistito. Eccoti nelle foto di classe e in quelle in discoteca, vedi? Pronto per essere riscritto nella storia o forse solamente lì per essere ricordato senza scampo. Disgustoso, per questo piace tanto.



